Biografia

Vita - Esposizioni - Critiche

"..La vita è un inspiegabile dono e nonostante vediamo tutti i giorni scene di guerra, odio e miserie umane, resta pur sempre incommensurabilmente delicata e meravigliosa. Dovremmo restare sempre innamorati di essa."

Marco Di Francesco

VITA

Marco Di Francesco è nato a Isola del Gran Sasso(Teramo) nel 1950. Fino all'età di sedici anni è vissuto fra i boschi e le valli alle pendici del Gran Sasso; ed è qui, in questo luogo incantato e silenzioso che assorbe il senso della meraviglia della natura, spontaneamente, inizia prima a disegnare, poi a dipingere, dando luogo così ad una metamorfosi di vocazione artistica che lo porta a stabilirsi a Roma nel 1968. Nella capitale seguita a studiare e ad esporre le sue prime opere in collettive; la prima esposizione avviene in piazza Navona dove Di Francesco respira e si bea di quell' alito artistico che già gli è innato. Il momento è particolare, dato il periodo di sconvolgimento delle idee sia sociali che culturali. Sicchè le prime opere contemplano le tematiche delle periferie di Roma e dell'inquinamento, non tralasciando il disordine con cui si espandono i nuclei abitativi della città. A questo periodo appartiene il tema della solitudine e dell' alienazione, solitamente contraddistinto nelle sue opere dalla colorazione azzurra. E' in questi anni che approfondisce la propria ricerca arrivando a concepire l'arte come manifestazione, di un rapporto privilegiato tra uomo e Dio. Poco più tardi (nel 1982) inizia la sperimentazione su legno o tela con la luce solare. l'ingegno artistico crea in questo periodo le prime sculture su legno.

Seguita a frequentare la scuola d'arte di S.giacomo a Roma e la sua attività raggiunge il concepimento di nuove forme artistiche. Partecipa frequentemente all'estero in mostre specializzate: in Belgio, Olanda e Svizzera vengono accolte con particolare interesse le opere ispirate ai luoghi mitici della Magna Grecia in Calabria e Sicilia. Il contatto con una cultura millenaria, unita alla bellezza solare di luoghi, lo porta ad eseguire un ciclo di opere dal vero ritraenti la vita quotidiana della gente del Meridione. Dalla metà degli anni '80, apre due studi a Cefalù e a Camigliatello Silano: per circa quindici anni costituiranno un punto di riferimento e di movimento culturale anche per i critici d'arte. Attualmente, nel periodo estivo insegna Pittura per il Consorzio di Porto Rotondo (Sardegna), mentre dall'autunno alla primavara tiene dei corsi di pittura presso il suo studio d'arte di Roma.

ESPOSIZIONI

1970 | Mostra di Via Margutta
1970 | Studio d'arte "Colosseo"
1970 | Autunno Romano
1971 | Teramo - Palazzo della sanità
1971 | Galleria Colonna
1972 | Galleria La Barcarola
1972 | St. Mary College
1973 | Roma - Palazzo dei congressi
1973 | Teramo - Castelli Estate
1974 | Fasano - Natale tra i trulli
1975 | Roma - Museo S. Egidio
1975 | Corfù - Casinò di Corfù
1975 | Accademia Artistica Alessandrina
1975 | Roma - Galleria il Calibro
1976 | Roma - Palazzo dei congressi
1977 | Giulianova - Grand Hotel Don Juan
1978 | Belgio - Banca BBK Antwerpen
1978 | Villa comunale Roseto degli Abruzzi
1979 | Estemporane comune di Mandela
1980 | Belgio - Studio Goldmountz
1980 | Roma - Galleria Studio 72
1980 | Bruxelles - Galleria Moscikhy
1981 | Roma - Galleria San Giacomo
1981 | Amersfoort - Harmens Art Gallery
1981 | Berna - Rassegna d'arte itinerante
1982 | Catanzaro - Comune di Soveria Simeri
1982 | Bienne - Centro italiano CISAP
1982 | Roma - Galleria San Giacomo
1983 | Roma - Museo arti e tradizioni popolari
1984 | Palermo - Cassa di risparmio
1985| Galleria San Giacomo - Mostra d'incisione
1985| Collettiva città di Cefalù

1987| Camigliatello Estate
1988| Cefalù - Studio Marco Di Francesco
1989| Camigliatello Estate
1990-'91-'92 | Estate Cefaludese
1993 | Roma - Liceo Artistico Poseidon
1994 | Roma - Palazzo Barberini
1994 | L'arte nella famiglia
1995 | Roma - Casalotti arte
1996 | Cetraro - Hotel S.Michele
1997 | Roma - Torretta Valatier
1997 | Roma - Premio Casalotti
1998 | Cosenza - Trenta ore per la vita
1998 | Roma - Accademia Romana Artistica
1998 | Arte Roma 98
1999 | Cefalù - Galleria Misuraca
2000 | San Giovanni in Fiore - Premio Florense
2000 | Roma - Galleria Gesù e Maria
2000 | Cosenza - Piazzetta Toscano
2001 | Ostia - B.P.M
2001 | Tolfa - Comune
2001 | Roma - Galleria Gesù e Maria
2002 | Roma - Sun Day
2002 | Roma - Palazzo Valentini
2003 | Ciampino - Comune

CRITICHE

Le eliocromie di Marco Di Francesco


Nel '900 la pittura ha conosciuto varie rivoluzioni linguistiche e molteplici arricchimenti espressivi che hanno di conseguenza coinvolto anche le tecniche operative, che spesso si sono mescolate per ottenere ulteriori soluzioni e nuovi risultati mai in precedenza raggiunti. L'arte del XX secolo è divenuta onnivora, incorporando media esterni ai relativi specifici linguistici, ma anche utilizzando strumenti, diversi dal pennello, tanto che il quadro ha conosciuto slittamenti verso il collage, il fumo delle candele, i connubi con la sabbia, con le pietre, con le limature di ferro, con il neon e tanti altri "tradimenti" nei confronti degli insegnamenti accademici. Nonostante il sole abbia avuto un ruolo spesso non secondario per alcuni pittori, finora nessuno aveva sostituito ai pennelli i raggi solari. L'ha fatto Marco Di Francesco con le sue opere che definirei elicromie, in quanto i colori di esse sono appunto ottenute attraverso l'esposizione per un mese intero ai raggi solari delle sue composizione preparate con cartoncini bristol azzurri, ricoperte con ritagli di cartoncino nero, sagomati secondo le morfologie, che intende ottenere, e bloccati nelle cornici con il vetro sovrapposto; ovviamente è un lavoro accurato e attento. Deve orientare durante la giornata i suoi lavori seguendo il cammino del sole in cielo, così che i suoi lavori offrono con la dovuta inclinazione la loro superficie verso est la mattina, verso sud a mezzogiorno e verso oves la sera. Di Francesco dedica il suo tempo a controllare il punto "di cottura" cromovisiva delle sue composizioni disegnate dalla disposizione dei cartoncini, sia a bande verticali, sia di intreccio ortogonale oppure con l'intreccio, sempre ortogonale, di sottili strisce di cartoncino. I suoi lavori mi sembrano immersi in una certa aura orientale, specialemente quando "fioriscono" al sole, com'è nell'opera in cui i suoi laboriosi procedimenti eliocromatici fanno "sbocciare" una margherita all'interno di una composizione di dialoganti bande diagonali e ondulate. Il suo discorso artistico presenta tematiche fortemente abbarbicate ad un' ottica di eleganza decorativa, dove certe morfologie si ripetono e dove inoltre, le modulazioni cromatiche sono tutt' altro che squillanti, ed infatti il rosso non è mai presente, delegando alle sue contiguità l'incarico di veicolare i toni caldi. C'è infine un modulo che ricorre. Ed è quello del disco, che sono propenso a ricondurre alla matrice operativa a cui Di Francesco si rivolge: il sole. Tanto che i listelli differentemente intrecciati spesso si fanno assimilare ai raggi solari sia strutturalmente che visivamente. Di Francesco si ispira constantemente ai fenomeni della natura, com'è giusto che avvenga per uno che ha eletto il sole a suo instrumentum pingendi.

Giorgio Di Genova - Critico d'arte

La pittura solare di Marco di Francesco


Pittura di luce quella di Marco Di Francesco, pittura spirituale nel suo tendere all'infinito e nella rarefazione cromatica, in cui si ritrovano, negli esiti finali, le suggestioni dell'astrattismo italiano da Turcato a Dorazio. Il suo lento e laborioso processo nel lasciare che il sole "imprima" il suo segno ed egli sappia poi, con l'urgenza tipica del "fare", riorganizzare le forme, in un rovesciamento del principio impressionista. così la natura il luogo percettivo che muove sia le scelte formali che cromatiche, orientando l'artista in una dimensione assolutamente mediterranea, di una natura in movimento, concepita nell' attimo fissato nel suo esplodere in frantumi amorosi ed armonici. Marco Di Francesco sembra condividere appieno l'afferamzione di Manet in cui è racchiusa tutta la poetica impressionistica: " L'occhio, una mano ". La percezione e la manualità tecnica consentono l'affrancamento da una costrittiva terrestrità nella regione dello spirito dove si realizza il sentimento cosmico, dove natura e luce diventano un Uno-Tutto e la realtà si metamorfizza. Si origina così una pittura astratta nell' accezione fortemente polimaterica ed antropologica, sottolineata e sostenuta dalla caratterizzazione di struttura pittorica-scultura dipinta, che si specifica nel valore di progettazione e redazione dell' opera. Il tessuto cromatico dell' oepra crea uno spartito attraverso le morbide ondulazioni della carta inventando un ritmo atto ad accogliere le impronte del tempo, le scansioni lineari e geometriche come un flusso musicale che si organizza in segno visivo. In bilico tra elaborazione tecnica e scavo sentimentale la sua pittura sollecita nell' osservatore la complicità di una suadente partecipazione. Come ha sostenuto proprio Piero Dorazio, l'arte astratta deve "indurre nell' osservatore la sensazione che esiste nel quadro una dimensione che non è solo quella della superficie della tela, ma anche quella della mente, poichè un quadro astratto può anche essere a più di due dimensioni dato che la misura dello spazio non è fisica ma individuale e psichica". Marco Di Francesco è uno di quegli artisti che può condividere pienamente queste affermazioni e il suo lavoro ne è la chiara dimostrazione, nelle sfumate emozioni, negli impercettibili bagliori, nel piacere sensuale del colore.

Barbara Vinciguerra - Critico d'arte

Marco Di Francesco: il sole nell' arte

Nel periodo della maggiore maturità l'artista propone, nell' umiltà che gli è propria, una serie di lavori destinati a lasciare traccia indelebile. In un momento di appiattimento della creatività e di un interesse raffreddato per l'arte moderna, che non produce idee e quindi nuova scuola di pensiero, Di Francesco propone la sua tecnica permeata di una reminescenza di usi e costumi oramai spariti e quasi dimenticati. Sicchè la sovrapposizione dei listelli, con i quali forma figure geometriche e concepisce volti, ora chiari, ora scuri, a seconda dell' esposizione al sole, ricordano l'intreccio dei vimini attraverso il quale venivano realizzati artigianali contenitori di uso quotidiano. E' l'inizio di una nuova autentica concezione artistica? Marco Di Francesco ne è stato il precursore già vent' anni fa e le cronache d'arte, giustamente, ne hanno sottolineato l'evento.

Vincenzo Anzidei - Giornalista e scrittore

L'arte del sole nella pittura di Marco Di Francesco

Sono rimasto stupito, anzi meravigliato, al cospetto dell' originalità pittorica di Marco Di Francesco , mentre constatavo: "Si può ancora inventare nell'arte!". E quella di Di Francesco è pura invenzione, originalissima. Fa pittura con sitriscioline di carta esposte al sole. Sovrapponendo queste striscioline riesce a darti, emozioni e, oltre tutto, a sollecitare la tua curiosità. Come è arrivato a tanto? Ha avuto maestri in questa sua straordinaria invenzione? A lume di naso credo di no: è tutta farina del suo sacco. E credo che ci stupirà ancora. Perchè credo che uno solo sia il grande mistero del suo lavoro, quello di non ripiegarsi in se stesso, quello di non essere contento di ciò che ha fatto. Ma andrà avanti, e ci stupirà ancora con le sue invenzioni artistiche.

Antonio Spinosa - Giornalista - Editore